C’è la grande commedia all’italiana, la commedia sociale inglese, quella sofisticata francese, la spagnola “alla Almodóvar”. E poi c’è lei: la commedia tedesca! No, non è uno scherzo. La commedia tedesca c’è: è viva, prospera e gode di buona salute. C’è un solo problema: non la riconosce nessuno… A parte i tedeschi.
Cresciuta all’ombra di stereotipi titanici («I tedeschi non hanno il senso dell’umorismo!»), sopravvissuta ad un esercito di cliché («Il cinema tedesco è pesante!») e annichilita da una tradizione di Venerabili Maestri del Dramma («I vampiri di Murnau! Metropolis – L’alienazione di Lang! L’Espressionismo tedesco!»), la GERcomedy è l’anello mancante tra la tradizione mediterranea dell’umorismo, quella che ha reso grandi i maestri della commedia all’italiana, e la comicità “civile” del Nord Europa. Uno straordinario, solido, generoso ponte tra culture. Peccato che su questo ponte non ci salga nessuno… A parte i tedeschi.
E dire che sotto l’ombrello della “GERcomedy” rientra una varietà incredibilmente eterogenea di sfumature comiche: commedia brillante, film surreale, rom-com, satira politica, distopia ironica, umorismo civile, slapstick spinto, scherzo demenziale, politicamente scorretto, politicamente corretto, politicamente tedesco. Talmente trasversale ed irriducibile, che definirla con una sola parola è impossibile. Tranne che per i tedeschi. Che – com’è ben noto! – possiedono una parola per definire qualsiasi concetto.
Affacciarsi sul mondo della GERcomedy significa squarciare un velo: sullo stereotipo, sul cliché, sulla pigrizia di chi pretende di definire un popolo ed una cultura, sulla scorta di una superficiale apparenza. Scoprirete così che la GERcomedy è sorpresa, è contrasto, è il buonumore che nasce dalla contraddizione. È la risata che arriva quando nessuno se l’aspetta.
Tranne i tedeschi. Che sanno di essere esilaranti ma ce lo tengono nascosto: lo fanno per sorprenderci meglio, e farci ridere – da veri maestri – sino alle lacrime!

